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Le sanzioni disciplinari previste dal decreto Brunetta non si applicano ai docenti. E dunque, la sospensione dal servizio inflitta al docente dal dirigente scolastico è nulla per violazione del principio di legalità. Lo ha stabilito il Giudice del lavoro di Potenza con   pdf una sentenza depositata il 4 ottobre scorso (590/2013) (89 KB) accogliendo un ricorso patrocinato dalla Gilda degli Insegnanti di Potenza. La pronuncia fa il paio con la sentenza del Tribunale di Torino (1434/2013) con la quale il giudice ha spiegato all’amministrazione che i dirigenti scolastici non hanno titolo ad irrogare ai docenti sanzioni disciplinari oltre la soglia della censura.

Non è un errore di stampa il rinvio alla disposizione che impone ai docenti di sostegno di vantare i requisiti per fare il presidente di commissione anche se intendono fare solo i commissari. Si tratta di una scelta voluta che, secondo il Ministero, risponde alla necessità di garantire che il docente di sostegno, nominato commissario, abbia un'ampia esperienza anche come docente della disciplina. E' quanto si evince da una risposta a un quesito sulla questione fornita dal Ministero dell'istruzione il 12 aprile scorso. La risposta non ci convince, perchè, di fatto, considera la qualifica di docente di sostegno alla stregua di una deminutio capitis e ci batteremo affinchè questa disposizione possa essere cambiata al più presto.Vai alla risposta del Miur

  archive Vai alla circolare 7/2013 (1.17 MB)

Vai al DM 6/2007

“Dal combinato disposto dell’art. 25 del Testo unico del Pubblico Impiego e dall’art. 7 D.L.vo 297/94, si evince che ai dirigenti delle istituzioni scolastiche spettano determinati poteri, che tuttavia devono essere esercitati nel rispetto delle attribuzioni e delle competenze del collegio dei docenti e degli altri organi collegiali della scuola.”. Lo ha spiegato l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Venezia in un   pdf parere emesso il 4 marzo scorso (168 KB) su richiesta   pdf dell'Usr del Veneto. (47 KB) Che conforta l'orientamento già espresso in precedenza dall'Usr Veneto con la   pdf nota n.621/C1 del 15 gennaio 2013. (53 KB)

 

 

La Cassazione, con la sentenza 2037/13, depositata il 29 gennaio scorso, ha stabilito che il servizio di ruolo prestato nelle scuole materne vale anche ai fini dei passaggi nelle scuole secondarie ai fini della ricostruzione di carriera, purchè si sia trattato di servizio di ruolo. Data l’autorevolezza della fonte, è ragionevole ritenere che  le parti dovranno necessariamente rivedere le disposizioni contenute nella nota 4 dell’allegato D al CCNI conformandole al principio di diritto affermato dalla Suprema Corte.

Vai alla sentenza pubblicata su: www.dirittoscolastico.it

La normativa sulla mobilità del personale della scuola prevede che la precedenza prevista per i portatori di handicap possa essere fatta valere sia ai fini della mobilità a domanda (trasferimenti e passaggi) sia per la mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni). Non così, invece, per quanto riguarda la precedenza prevista per gli assistenti. Tale precedenza può essere fatta valere dal coniuge, dal genitore e dal figlio referente unico in entrambi i casi. Mentre i familiari assistenti (parenti o affini) che non rientrano in tale novero, ma che rientrano nel II grado o, in via residuale, nel III grado, possono far valere la precedenza solo nella mobilità annuale.

Vai alla normativa sulle precedenze nei trasferimenti e passaggi.

Vai alla normativa sulle precedenze nelle utilizzazioni e nelle assegnazioni provvisorie.

  pdf Vai al parere del Consiglio di Stato (288 KB)

La legge 104/92 è posta a tutela di principi di rango costituzionale e, dunque, prevale sulle leggi che vietano ai docenti di trasferirsi anche in altra provincia. E' quanto si evince da un pdf parere del Consiglio di Stato emesso nel 2000. (288 KB)

 "La disciplina in esame - si legge nel provvedimento- trova diretto fondamento in principi di solidarietà sociale di rango costituzionale in materia di salute, famiglia, istruzione e lavoro, e non può che avere carattere derogatorio rispetto alla ordinaria regolamentazione delle assegnazioni di sedi di servizio ai dipendenti, sia in via di prima assegnazione che di successivo trasferimento". E quindi: "il subordinare la possibilità di avvicinamento del portatore di handicap (o del soggetto comunque tutelato) all’obbligo di permanenza per alcuni anni nella prima sede di servizio significherebbe subordinare l’esigenza di tutela del soggetto debole alle necessità organizzative dell’Amministrazione, in violazione della scala dei valori dettata dai principi di rango costituzionale sopra richiamati.".